Ebbene è proprio così. Una recentissima sentenza del Tribunale penale di Campobasso (n.396/2017) ha stabilito che non solo rischia una condanna per diffamazione aggravata chi pubblica un post offensivo e denigratorio sul profilo facebook personale ma anche chi semplicemente, aggiunge al post originale un successivo commento ugualmente offensivo.
Nel caso di specie uno degli imputati aveva offeso un giudice che lo aveva condannato ad una ammenda per non essersi presentato a testimoniare ad una udienza. Il post "incriminato" era stato visionato rapidamente da diversi utenti ricevendo numerosi mi piace e commenti; tra questi alcuni risultavano essere particolarmente denigratori e diffamatori.
In base a queste circostanze, il Tribunale ha condannato tutti i responsabili: un commento diffamatorio pubblicato tramite la bacheca facebook, infatti, ha la capacità di raggiungere potenzialmente un gran numero di persone e di determinare un'ampia possibilità di circolazione del commento.
La libertà di pensiero, seppur garantita dall'art. 21 della Costituzione, trova dei limiti nel rispetto altrui e nella tutela dell'ordine pubblico e del buon costume, nonchè del diritto di ogni cittadino all'integrità dell'onore, del decoro e della reputazione.
Secondo il Tribunale la libertà di pensiero trova pertanto un limite nella legge penale, essendo la diffamazione un atto illecito e non una manifestazione della libertà di pensiero pertanto in questi casi si profila il reato di diffamazione aggravata se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità con una pena della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro, pene aumentate se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario.
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